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A Novembre... Verso l'anno che verrà.
Location: BlogsPolitica e Amministrazione    
Posted by: Massimiliano Tavolacci 08/11/2010 13.39

È passato un po’ di tempo dall’ultimo post, lo so… Nel mentre ho fatto l’esperienza di gestire il Gabinetto dell’Assessorato regionale agli affari generali, personale e riforma della Regione (e “in corso d’opera” anche l’aggiunta della Società dell’Informazione), esperienza molto coinvolgente e positiva in cui ho avuto l’opportunità di approfondire alcuni aspetti della macchina amministrativa regionale e settori diversi rispetto a quelli di cui mi occupavo in ambito comunale.

In questo tempo ho continuato a seguire da vicino le vicende del Comune di Cagliari e in particolare gli aspetti dell’urbanistica e dell’ambiente. Così come tutto ciò che ha coinvolto il Consiglio comunale e la politica cittadina, ma, in qualità di dirigente di partito, ovviamente anche quella regionale e nazionale.

Purtroppo mi è mancato il tempo per scrivere le mie impressioni, le riflessioni (spesso non troppo serene) su ciò che é successo e sta succedendo.

Durante l’esperienza in Regione mi sono reso conto di quanto lenta e farraginosa sia la macchina amministrativa comunale, di quanto sia impastata di burocrazia e cultura dell’adempimento formale. Soprattutto nell’ambito della gestione dell’edilizia privata, dove ormai sono decine e decine i casi che mi vengono segnalati di intollerabili ritardi nel dare risposta all’utenza, nel rapporto col pubblico, nelle procedure interminabili che avviano altre procedure per cui si ha l’impressione di essere entrati in un labirinto mitologico. Si parla di alleggerimento della burocrazia e di trasparenza amministrativa, ma certo Cagliari non è tra gli esempi di eccellenza. Purtroppo conosciamo il male, i suoi sintomi e anche le sue cause. Forse il medico non è proprio quello adatto, o la terapia assai poco efficace, o le condizioni al contorno un po’ troppo malsane? Continuando nella metafora c’è da dire che il medico è prossimo alla pensione, la terapia dovrebbe essere d’urto (ma chi si prende la responsabilità di assegnarla?) e le condizioni al contorno denunciano un malessere diffuso che necessita proprio un cambio di rotta.

In tutto questo, che alla fine è responsabilità della politica, c’è da dire che la politica latita. Nonostante le elezioni amministrative siano la prossima primavera, a parte qualche boutade su nomi di possibili sindaci da vagliare con primarie o attraverso investiture più o meno “divine”, manca proprio la tensione ed il confronto politico. Qualcuno avanza linee programmatiche in convegni e incontri con la cosiddetta società civile che tenta di sostituire la (sempre cosiddetta!) classe politica. Poi leggi ciò che scrive tizio di destra, caio di centro, sempronio di sinistra, pippo indipendente, pluto apartitico, paperino civico, geppetto alternativo e ti accorgi che tutti preparano il libro dei desideri per una città più vivibile, un ambiente più pulito, un’amministrazione più efficiente, meno traffico, più risposte ai cittadini, meno disoccupazione e così via discorrendo.

Non credo nella malafede di nessuno, né alla totale improvvisazione (anche se magari qualcuno, come al compito di maturità, sbircia per vedere cosa sta scrivendo l’altro), ma devo dire, da amministratore che ha imparato a conoscere vizi e virtù della politica e del governo della città, che sono un po’ preoccupato per l’impostazione con cui si sta affrontando il problema.

In particolare mi preoccupa l’assenza di quei ragionamenti “propedeutici” senza i quali è difficile che la soluzione individuata sia veramente efficace. Quindi… Cosa ha funzionato, cosa no, perché, come cambiare e con chi? A Cagliari ci sono molte cose che funzionano, molte altre no. Da amministratore “uscente”, mi propongo in questi mesi che ci separano dalle elezioni di tirare le somme di un’esperienza consiliare che ha la prospettiva dello sguardo al futuro. Mi auguro di mantenere quell’onestà intellettuale necessaria per riaffermare che prima di tutto c’è l’interesse comune, che c’è il modo per cui la politica non sia solo democraticamente uno scontro di maggioranze e minoranze (a “geometria variabile” o, ci auguriamo, coese e compatte) ma una presa di coscienza dei bisogni e delle aspettative della collettività a cui si deve rispondere rapidamente ed efficacemente.

Solo dopo vengono i programmi e i nomi. Ma un programma, per avere un minimo di credibilità, non basta sia un’enunciazione di buoni propositi; è necessario che siano esplicitate le modalità con cui si intende realizzarlo, le risorse (umane e finanziarie, sociali e professionali…), i tempi e le priorità, i modi per verificarne l’efficacia e per correggerne le mancanze. Nessuno può credere più al libro dei sogni. Anche i cittadini più distratti sanno che c’è da confrontarsi con una crisi forte che ha prodotto diminuzione di risorse pubbliche, ulteriori gravami su famiglie ed imprese, tagli ai servizi e altre amenità poco piacevoli che strozzano i Comuni con patti di stabilità, trasferimenti “interrotti”, tagli di spesa, blocco delle assunzioni…

Ma all’incipit di questo cammino, qualche cosa mi sento di doverla anticipare. Innanzi tutto sugli aspetti più prettamente politici (anche se mi rendo conto che solo il sentire il sostantivo “politico” fa venire l’orticaria a molti): l’orientamento che si va consolidando è quello di individuare il nome del prossimo candidato sindaco attraverso il pronunciamento della cittadinanza. Credo sia un passo avanti (anche se per qualcuno si tratta di un modo per uscire dall’impasse dovuto a quella latitanza di cui parlavo prima) che deve essere sfruttato in tutte le sue potenzialità. Dovremo essere in grado di capire e far capire la qualità degli aspiranti sindaci, la loro capacità non solo di essere riferimento visibile per la città, ma uomini (o donne!!!) capaci di far funzionare la squadra di governo, capaci di affrontare i problemi, proporre soluzioni e metterle in atto con rapidità, efficacia e fermezza, capaci di impegnarsi costantemente per la città, per ascoltare i suoi bisogni, i suoi lamenti e i suoi desideri, capace di “metterci la faccia” e di spendersi perché si è scelto di essere al servizio dei cittadini ed è quella la propria ricompensa.  

In questa fase di assenza della politica, fase in cui la tattica sembra prevalere e ciascuno è impegnato a difendere posizioni consolidate (anche gerontocraticamente improponibili), spero sarà possibile far percepire che invece c’è ancora (e so per certo che non sono pochi) qualcuno che “ci crede” e che vorrà dimostrare che la politica “al servizio” (e non per essere serviti!) non è morta, che crede nell’interesse pubblico piuttosto che nel “rientro in tasca”, che crede nel bene comune piuttosto che nella “bottega per gli amici”. Questo superando etichette di partito (ciascuno ha i suoi buoni e i suoi cattivi) e di schieramento, perché è proprio vero che il livello raggiunto è di quelli da definire “di guardia” oltre il quale si arriva al disastro. Cosa voglio dire? Che la qualità della politica e quindi degli uomini che fanno la politica deve riprendere a crescere, che la preparazione degli amministratori deve essere adeguata alle responsabilità ed alle scelte che competono loro. Come si fa? Lavorando seriamente, mettendosi in discussione, scegliendo persone e situazioni con cui è possibile realizzare il necessario cambiamento. Perché ciò che non ha funzionato sia tagliato e ciò che ha funzionato sia valorizzato. (ndr: vale per cose e persone…).

A presto.

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Re: A Novembre... Verso l'anno che verrà.    By Launa on 02/04/2011 12.05
Stiamo aspettando un nuovo post!


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