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2010: rinascita o sviluppo?
Location: BlogsPolitica e Amministrazione    
Posted by: Massimiliano Tavolacci 04/01/2010 13.30

Uno sguardo rivolto al passato recente e poi subito diretto al futuro prossimo. Ogni chiusura di anno, ogni inizio di nuovo anno è ricco di “tradizionali” discorsi e riflessioni, aspettative e auspici, resoconti e speranze.

E anche questo anno non è stato da meno. Un bilancio? Lo hanno fatto altri, più titolati o più specializzati. Quello personale, beh… rimane personale!

Una cosa però mi è rimasta fuori dal cassetto e, siccome continua a gironzolare qua e la, magari riesco a mettermela a posto scrivendoci su.

In questo periodo di crisi, dal lavoro all’economia, dalle idee alla politica, qualcuno (e molto più di qualcuno) parla della necessità di un nuovo “piano di rinascita” per la nostra terra. Lo leggo tra le notizie dei giornali, nelle dichiarazioni ufficiali ed ufficiose, nei servizi dei tiggì locali, nei discorsi “al popolo”. E rimango perplesso, anzi, mi accorgo di sentirmi un po’ infastidito, scopro nascere un senso di irritazione e cerco di prevenirne gli effetti acidi isolando il focolaio.

Il fatto è che qui siamo nati ed abbondantemente rinati, anzi stiamo invecchiando senza soluzione di continuità. Ed è proprio questo che mi infastidisce; mi sembra che questa rinascita altro non sia che il tentativo di realizzare una reincarnazione (pseudo catartica?) di vecchie liturgie e schemi, di idee superate e di nostalgie di tempi andati, di speranze già tristemente disilluse, di povertà di progetti e di diottrie.

Ma di quante rinascite ha bisogno la Sardegna? So che stare attaccati ad un sostantivo potrebbe portare a discorsi di lana caprina, ma il fatto è che dietro a questo forte richiamo a ciò che è già stato (e che abbiamo già conosciuto e vivisezionato in oltre quattro decenni) mi sembra di intravvedere logiche autoriproduttive di scarsa levatura. Quanto ci vuole per disegnare, mettere in cantiere, realizzare un “nuovo grande piano di rinascita”? A quante dispute politiche, litanie sindacali, audizioni più o meno rappresentative, conferenze e convegni, seminari e pagine e pagine di documenti dovremo stare dietro prima di concluderne la genesi? E poi? Quali rapporti con uno Stato che si defila con una visione federale che ci farebbe ricadere sulla testa ogni rivendicazione di risorse e attenzioni “particolari”? In Europa si parla di competitività e noi vogliamo tornare alla nursery…

Ai profeti messianici di questa kermesse del remake in salsa sarda preferisco chi ha progetti di sviluppo concreti ed immediati, fondati sull’utilizzo delle risorse economiche, materiali, umane e sociali che oggi sono presenti, vive e desiderose di essere impiegate subito al meglio. E non perché non creda alla pianificazione degli interventi, ma perché è ora di agire, di rispondere concretamente ai bisogni e alle necessità della gente, adesso e non domani o quando sarà.

E su questa nota di fondo si organizza tutta la melodia dei pensieri che partendo dalla nostra regione arrivano a focalizzarsi sulla mia città; cose già pensate e lasciate a metà (se non ancora da iniziare!) e di cui non si vede la fine: riqualificazione sociale ed urbanistica dei quartieri in sofferenza, valorizzazione dell’ambiente naturale e paesaggistico (e valorizzazione non vuol dire congelamento o ibernazione), potenziamento della capacità imprenditoriale e di investimento, trasparenza ed efficienza amministrativa (solo per citare le principali linee “armoniche”…).

Rinascita? No, è necessario solo stiracchiarsi per uscire da un intorpidimento in cui ci siamo ritrovati per scarsa produttività. Allora l’augurio è per un buon risveglio, possibilmente celere e vigoroso, verso lo sviluppo di tutte quelle potenzialità che già conosciamo e abbiamo individuato da tempo. Perché c’è una generazione che, senza nessun bisogno di rinascere, aspetta da tutta la vita di realizzare ciò per cui è nata…

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