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Lo sviluppo di Cagliari: chi blocca e perchè?
Location: BlogsPolitica e Amministrazione    
Posted by: Massimiliano Tavolacci 05/02/2009 18.04

In questi ultimi anni a Cagliari si è giocata una battaglia politica tra centrodestra e centrosinistra cha ha spesso travalicato il rispetto dei ruoli istituzionali tra Enti e Amministrazioni, con particolare riferimento al Comune di Cagliari e al Governo regionale. In particolare, il tema dell’urbanistica e dei lavori pubblici è stato, con più frequenza, utilizzato polemicamente nel dibattito politico, che è purtroppo spesso degenerato in contenziosi giudiziari che sono ben lontani dalla loro risoluzione.

Ultimamente, e supponiamo a solo scopo elettorale, tale polemica è stata riaccesa inopportunamente da interventi di esponenti della Giunta regionale che accusano l’Amministrazione comunale di inefficienza se non addirittura di boicottaggio strumentale dell’azione di governo, bloccando di fatto progetti e sviluppo della città a danno della popolazione. Riteniamo che tale posizione sia insostenibile, e lo scopo di questa conferenza stampa è quello di evidenziare i dati che dimostrano la falsità di tali argomentazioni.

Di seguito spieghiamo il perché.

Realizzazione di un sistema coordinato di parcheggi di scambio e trasporto meccanizzato nel Centro Storico

Il consiglio Comunale, con deliberazione n° 12 del 18.02.2002, ha approvato all’unanimità la proposta di realizzazione del sistema coordinato di parcheggi di scambio e di trasporto meccanizzato presentata alla RAS.

La Giunta Comunale, con la deliberazione n° 721 approva la “Realizzazione di un sistema coordinato di parcheggi di scambio e di trasporto meccanizzato nel centro storico” in variante rispetto al “Piano di sistemazione degli spazi verdi circostanti il Castello”, settori 4 ( via Porcell – via Cammino Nuovo) e 5 (via Cammino Nuovo – via Università), adottato con la deliberazione C.C. n° 261 del 17.12.1997 e approvato in via definitiva con la deliberazione G.M. n° 26 del 13.01.1.

Il Consiglio della Circoscrizione n° 1 nella seduta del 05.11.2004 ha espresso parere favorevole unanime sul progetto.

Il consiglio Comunale, con deliberazione n° 64 del 09.11.2004, ha approvato all’unanimità il progetto definitivo. Poiché una delle osservazioni pervenute aveva prospettato la necessità che per le scale mobili fosse necessaria la preventiva verifica di assoggettabilità a VIA, con nota in data 18.01.2005 è stato chiesto all’Assessorato Regionale alla Difesa dell’Ambiente l’effettiva sussistenza di tale obbligo, trasmettendo per tale accertamento preliminare gran parte degli elaborati progettuali sopra richiamati.

Con nota 4398 del 08.02.2005 l’Assessorato Regionale alla Difesa dell’Ambiente ha comunicato che tale obbligo sussisteva esclusivamente per i parcheggi e, ai fini della attivazione della procedura di verifica ha chiesto l’integrazione degli elaborati specifici, fra cui la “Relazione sugli effetti ambientali”, da far redigere da un tecnico specialista del settore.

La Giunta Comunale, con la deliberazione n° 523 del 15.09.2005, ha proposto al Consiglio Comunale di esprimere le proprie valutazioni sulle osservazioni pervenute e di approvare il progetto definitivo .

Alle osservazioni pervenute il Consiglio Comunale ha dato formale risposta con la deliberazione n° 71 del 12.04.2006.  Con la stessa deliberazione il progetto è stato approvato in via definitiva con 23 voti favorevoli, 2 contrari ed 1 astenuto.

In data 24.07.2006 la “Relazione sugli effetti ambientali” è stata trasmessa all’Assessorato Regionale alla Difesa dell’Ambiente, la richiesta di avvio della procedura di verifica di assoggettabilità a VIA dell’intervento in oggetto ed in data 31.07.2006 è stato pubblicato sull’albo pretorio l’avviso dell’avvio del procedimento. La delibera della Giunta regionale  5/11 del 15.02.2005, inerente le procedure per la valutazione di impatto ambientale, stabilisce che il procedimento di verifica di assoggettabilità a VIA si concluda con una determinazione, del Direttore del Servizio S.I.V.I.A, positiva o negativa, entro 60 giorni dal ricevimento della richiesta.

In data 22.08.2006 è stata trasmessa all’Assessorato Regionale alla Difesa dell’Ambiente, su sua richiesta, documentazione integrativa.

In data 06.11.2006, con nota 721/AR, è stato inviato all’Assessorato Regionale alla Difesa dell’Ambiente il primo sollecito relativo alla trasmissione della determinazione del Direttore del Servizio S.I.V.I.A..

In difformità rispetto alla delibera 5/11 del 2005, con nota 40555 del 29.11.2006 il Direttore del Servizio S.A.V.I. (ex S.I.V.I.A.) ha comunicato che ai sensi dell’art. 48, comma 3, della L.R. 12 giugno 2006 n. 9, la procedura di cui sopra doveva concludersi con atto deliberativo della Giunta Regionale, su proposta dell’Assessore della Difesa dell’Ambiente.

Dopo successivi solleciti da parte dell’Amministrazione comunale, solo un anno dopo, con la deliberazione n. 46/2 del 13.11.2007, la Giunta Regionale ha disposto di sottoporre alla procedura di VIA il progetto in argomento richiedendo, preliminarmente, la verifica della sua compatibilità con il P.P.R, nel frattempo approvato in via definitiva. In tale delibera si richiede che l’Amministrazione comunale fornisca, oltre alla valutazione di congruenza al PPR, lo Studio di Impatto Ambientale che dovrà valutare le problematiche di inserimento, e la conseguente compatibilità dell’intervento da realizzare in un’area di notevole rilevanza storico-culturale; individuare soluzioni alternative, da confrontarsi, con l’opzione zero, così come previsto per legge, illustrando per ciascuna il fabbisogno finanziario relativo alle fasi realizzativa e gestionale, elaborare un’approfondita analisi costi-benefici con riferimento non solo ai valori prettamente economico-finanziari del progetto, bensì anche agli impatti ambientali conseguenti alla realizzazione delle opere, soprattutto alla luce degli alti costi di gestione prospettati dal proponente e dei probabili interventi straordinari in fase di esercizio; considerato che l’intervento ricade all’interno di un’area perimetrata dal PAI, essere integrato con lo studio di compatibilità geologica e geotecnica da sottoporre, anche, all’approvazione del competente Servizio del Genio Civile;  rilevato che nelle “Arenarie di Pirri” è intestato un acquifero di notevole importanza e potenzialità, presente in maniera estesa nel sottosuolo della città di Cagliari, essere integrato con una specifica relazione idrogeologica tesa a dimostrare la totale mancanza di possibili interferenze del parcheggio sotterraneo con le caratteristiche idrodinamiche del reticolo di flusso dell’acquifero delle citate “Arenarie di Pirri”. Detta relazione dovrà contenere, in particolare, una serie di stratigrafie mirate alla individuazione della quota del tetto della formazione delle “Arenarie di Pirri” e le quote piezometriche della falda in essa contenuta al di sotto del parcheggio in progetto;  fornire adeguata documentazione fotografica e fotosimulazioni di inserimento del progetto con riferimento alle diverse alternative proposte.

Perdita dei finanziamenti? Dicembre 2007. È possibile pensare che si sia trattato di un modo per bloccare definitivamente il progetto? Tutti questi rilievi sono comunemente sollevati per ogni progetto? Sono stati fatti, ad esempio, per un progetto più impattante come il Betile? No. Il Betile non deve essere assoggettato a VIA.

 

Il Campus Universitario

Nel febbraio del 2000, L’ERSU (Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario) pubblica un bando per l’acquisizione di un immobile da adibire a Casa dello Studente. Un mese dopo, marzo 2000, la società Edilia Costruzioni s.p.a. presenta al Comune di Cagliari una proposta per un  programma integrato di riqualificazione urbanistica che prevede la realizzazione di un complesso immobiliare nell’area denominata ex-Sem per complessivi 95.234 metri cubi da adibire, tra le altre funzioni, a studentato. Nel maggio dello stesso anno l’ERSU esprime parere favorevole al progetto presentato dalla Società Edilia. Nell’ottobre successivo il Consiglio Comunale approva la proposta di Piano Integrato avanzata da Edilia.

Tra il 2001 e il 2002 Edilia, su iniziativa dell’ERSU, ottimizza i progetti al fine di porre lo stesso ente in condizioni di proporre un’offerta per l’acquisto degli immobili. Nel maggio del 2002 l’ERSU delibera di acquistare due fabbricati da Edilia per la somma di circa 20,5 milioni di euro.

Nell’aprile del 2003 il Comune di Cagliari approva la nuova proposta di Piano Integrato e i progetti esecutivi ai sensi della L.R. 16/94 che prevedono le opere di urbanizzazione primaria del tratto di viabilità pubblica in cessione, la sistemazione del Viale La Playa e la ristrutturazione del fabbricato denominato “Silos Vecchio”.

Tra il 2003 ed il 2004 nasce e si sviluppa un contenzioso tra Edilia ed ERSU con impugnative degli atti tra i due nanti il TAR regionale.

Nel settembre 2004 Edilia stipula con il Comune di Cagliari una convenzione per la cessione al Comune del Silos Vecchio e dell’area destinata alla viabilità. In tale concessione si ribadisce che le volumetrie assentite non supereranno i 95.234 metri cubi. Edilia si impegna a concludere i lavori entro i cinque anni successivi.

Nel maggio del 2005 il Comune di Cagliari rilascia le concessioni edilizie per la realizzazione dei fabbricati.

Nel novembre del 2005, al fine di porre fine con una transazione al contenzioso in atto, Edilia propone un’offerta per la vendita dei fabbricati ad ERSU per complessivi 29 Milioni di euro, che nel dicembre successivo adotta lo schema di copertura finanziaria.

Da quel momento lo studentato che ERSU cercava di ottenere nel 2000 può essere immediatamente realizzato. Oggi i lavori, assentiti da ERSU, dal Comune di Cagliari e dallo stesso soggetto realizzatore, sarebbero in fase di conclusione.

Dal febbraio del 2006 la Regione, con una serie di provvedimenti, modifica il quadro consolidato: viene pubblicato il programma quinquennale di dismissione degli immobili regionali, quindi la L.R. n.4 con misure urgenti per il potenziamento delle strutture residenziali dell’ERSU, legge che stravolge i rapporti stessi tra Regione ed ERSU. Tale legge prevede che ERSU acquisti tutta l’area denominata ex-Sem per la realizzazione di un campus per studenti universitari per almeno 1000 posti letto e stanzia una somma complessiva (fondi 2006 e 2007) di ulteriori 35 milioni di euro.

Nel giugno 2006 ERSU tenta di chiudere il contenzioso attraverso l’acquisizione dell’intero comparto da Edilia per complessivi 55 milioni di euro. Nel luglio successivo la transazione si chiude con un accordo che prevede un corrispettivo per Edilia di 55 milioni di euro. Perché la cifra pattuita nel novembre 2005 (29 M€) è lievitata di 26 M€ in soli sette mesi? Qual è il ruolo della Regione?

Nell’agosto del 2006 la Regione, attraverso il Presidente Soru, e il Comune, rappresentato dal Sindaco Floris, stipulano un protocollo di intesa che, tra le altre cose, prevede una diminuzione delle volumetrie assentite nel 2005 (95.234 mc) ed un incremento delle aree destinate a verde.

Nel marzo 2007 compare il progetto, ancora in fase preliminare, elaborato dall’architetto brasiliano Da Rocha. Tale progetto, in spregio del protocollo d’intesa sottoscritto tra Regione e Comune, prevede, secondo l’ERSU, edifici per complessivi 151.225 metri cubi (con un incremento di quasi il 60% delle volumetrie, pari a quasi 56.000 metri in più cubi rispetto a quelli assentiti con la concessione edilizia del 2005).

Peraltro, nell’agosto 2007, l’ERSU comunica che il progetto definitivo (ulteriormente incrementato fino a 166.880 metri cubi) è incompatibile con l’edificio Silos Vecchio (di proprietà del Comune), che dovrebbe quindi essere abbattuto. Solo il mese dopo ERSU comunica al Comune di essere diventato proprietario dell’area ex-Sem e di essere titolare degli obblighi contrattuali in capo ad Edilia nella convenzione stipulata da quest’ultima col Comune nel settembre 2004.

Il progetto Da Rocha, inserito nello schema di accordo di programma del marzo 2008, non realizzabile per difformità urbanistiche non sanabili (è impossibile anche in deroga concedere la realizzazione delle volumetrie previste in un’area di quelle dimensioni), sarebbe costato 110 milioni di euro, 81 milioni in più dello studentato previsto nel 2005.

Progetto di riqualificazione urbana e ambientale dei colli di S. Avendrace

Il comparto urbano interessato dall’intervento si estende per circa 48 ettari, dal versante del colle di Tuvixeddu che dà sulla Via S. Avendrace sino al versante orientale del colle di Tuvumannu, e comprende un’area archeologica risalente al periodo fenicio-punico di circa 6 ettari. Sino ai primi anni ’90 la proprietà di tali aree era completamente privata. L’area sottoposta a vincolo archeologico (istituito negli anno ’60 dal Ministero per i Beni Culturali) era pari a circa un ettaro.

In seguito ad un contenzioso tra i privati proprietari delle aree ed il Comune di Cagliari che ne aveva espropriato una parte (in modo illegittimo secondo il TAR e il Consiglio di Stato) per realizzare edifici di edilizia popolare, il Comune viene condannato a risarcire i privati per una cifra non inferiore (a metà degli anni ’90) a 63 miliardi di lire, mentre veniva riconosciuta ai privati la piena titolarità delle aree non irreversibilmente trasformate e dotate di piena potenzialità edificatoria secondo lo strumento urbanistico allora vigente (circa 600.000 metri cubi).

Fin dal 1986 l’Amministrazione Comunale ha operato, insieme alle Sopraintendenze e ai privati interessati, per adivenire ad un accordo finalizzato alla definizione del contenzioso e alla riqualificazione, valorizzazione e tutela dell’intera area, all’epoca totalmente degradata.

Negli anni, data la fattiva e leale collaborazioni tra i soggetti interessati, si sono succedute diverse soluzioni progettuali; inoltre nel 1996 il vincolo archeologico  fu esteso ad un’area di 22 ettari. Finalmente nel settembre del 2000 fu stipulato - tra il Comune di Calgiari, la Società Nuove Iniziative Coimpresa (titolare della quasi totalità delle aree), l’Assessorato Regionale all’Urbanistica e quello alla Pubblica Istruzione e le diverse Sopraintendenze interessate – un Accordo di Programma denominato “Progetto di riqualificazione urbana e ambientale dei colli di S. Avendrace”che prevedeva la realizzazione di :

  • un parco archeologico e naturalistico di circa 23 ettari
  • un parco urbano attrezzato di circa 6 ettari come collegamento con gli altri parchi cittadini
  • una zona di edificazione residenziale e di servizi di circa 10 ettari, localizzata nelle aree degradate dalle attività di cava e della ex cementeria (esterna alla zona di vincolo e ai rinvenimenti archeologici)
  • una zona di edificazione di residenza economica e popolare,  con relativi servizi, di circa 4 ettari nella zona di Tuvumannu
  • strade e parcheggi per una superficie complessiva di circa 5 ettari

 Tutto il versante occidentale del colle di Tuvixeddu, in cui solo per una piccola parte insiste l’intera necropoli punica, è stato lasciato privo da potenzialità edificatorie. Le volumetrie private sono state concentrate nella zona delle attività di cava prospiciente la Via Is Maglias.

Tutte le Amministrazioni pubbliche coinvolte (comunali, regionali e statali) hanno sottoscritto la bontà del progetto lodando l’iniziativa finalizzata al recupero, alla valorizzazione e alla tutela dei colli e del loro paesaggio.

Inoltre, è stata ridotta di quasi 200.000 metri cubi la volumetria realizzabile, che si attesta a circa 407.000 metri cubi di cui 95.000 di volumetria pubblica.

Il progetto prevede, tra le altre cose, la cessione al Comune del Parco archeologico e Ambientale di Tuvixeddu (23 dei 48 ettari), la realizzazione di un Museo Archeologico e la viabilità di collegamento tra l’Asse Mediano e la Via San Paolo.

Nello stesso accordo si raggiunge anche la definizione del contenzioso tra Comune e privati che viene ridotto alla cifra complessiva di 43 miliardi di lire (rispetto ai quasi 80 – 63 più gli interessi maturati – sanciti in sede giudiziaria).

Nel giugno del 2003 viene stipulata una convenzione tra il Comune e la Coimpresa per la realizzazione delle opere previste e per la formalizzazione, tra le altre cose,  dei trasferimenti al Comune della titolarità delle aree destinate ai servizi pubblici e alla viabilità.

Tra il 2003 e il 2004 sono esperite le gare d’appalto per la realizzazione del Museo archeologico, del Parco di Tuvixeddu e del primo lotto funzionale della viabilità di penetrazione urbana Via Cadello – Via S. Paolo. Per la realizzazione del Parco archeologico viene anche individuata anche l’area strettamente oggetto di attività archeologica per cui è prevista una separazione fisica  con recinzione atta ad impedire l’ingresso di persone non autorizzate al fine della tutela dell’incolumità dei fruitori del parco.

Nel novembre del 2005, con i lavori già iniziati, si ha una prima rimodulazione dell’Accordo di Programma, che prevede di stralciare il terzo lotto della viabilità di penetrazione tra la Via Falzarego e la Via S. Paolo che avrebbe interessato la demolizione di alcune aule del Liceo Siotto. In tale rimodulazione si sottoscrive ulteriormente l’assenso per la restante parte del programma. Tale rimodulazione è sottoscritta anche dall’allora Presidente Soru.

Il progetto era in corso di realizzazione, le attività relative al Parco Archeologico si sarebbero concluse al termine del 2007, rendendo fruibile il Parco per tutti i cittadini e l’intera collettività regionale, rendendo accessibile un’area che prima era abbandonata e degradata, valorizzandola al punto di tutelare e mettere a disposizione dei flussi turistici la più grande necropoli punica del Mediterraneo.

Ma a partire dall’agosto del 2006 prende il via un incredibile susseguirsi di provvedimenti dell’Amministrazione regionale volti ad impedire la realizzazione del progetto:

  • i decreti 2323 e 2836 del agosto e ottobre 2006 emanati dall’Assessore regionale alla Pubblica Istruzione (all’epoca ancora l’Assessore Pilia successivamente estromessa dalla Giunta) e poi ritirati il giorno prima della pronuncia del TAR sul ricorso presentato dall’Amministrazione Comunale e dai privati
  • La delibera 46/1 del 14.11.2006 che conferma l’avvio della procedura per la dichiarazione di notevole interesse pubblico per le aree oggetto dell’accordo
  • La determinazione n. 4 del 11.01.2007 del Dirigente regionale della Tutela del Paesaggio con la sospensione cautelare di tutte le opere pubbliche e private
  • L’istituzione (successivamente dichiarata illegittima da TAR e Consiglio di Stato) della Commissione regionale per il Paesaggio di cui è membro l’attuale Assessore regionale alla Pubblica Istruzione, prof.ssa Mongiu, che propone, con parere contrario del Sopraintendente ai Beni Archeologici (uno tra i pochi membri di diritto della commissione) che un area di 177 ettari fosse dichiarata di notevole interesse pubblico e che fossero completamente annullati tutti gli interventi previsti dall’accordo di programma
  • La delibera 5/23 del 7.2.2007 che prende atto - prima che siano state redatte e consegnate - delle conclusioni della Commissione per il Paesaggio e  anticipa il “costituendo Parco Karalis”!

Di cosa si tratta? Chi lo sta costituendo? Perché?

Tutto si chiarisce con la delibera 31/12 del 22.08.2007 dove viene dato mandato agli assessori competenti affinché venga rapidamente realizzato il progetto di tutela secondo le indicazioni contenute nello studio del prof. Gilles Clement.

Svelato l’arcano: il progetto Clement, presentato a sorpresa durante l’iniziativa “Festarch” realizzata il mese precedente, diventa il progetto da attuare, nonostante il Parco Archeologico di Tuvixeddu sia ormai realizzato per oltre il 70%. Inoltre il progetto Clement è in totale difformità rispetto agli stessi vincoli imposti dalla Regione.

In data 8.2.2008 il TAR regionale con la sentenza n. 128/2008 annulla la deliberazione 31/12 e tutti gli atti connessi e conseguenti e sancisce per la Regione il vizio grave di eccesso di potere sotto il profilo dello sviamento al fine di realizzare un progetto diverso da quello approvato e in fase di realizzazione.

Nel mentre, su segnalazione del Corpo Forestale Regionale, il magistrato penale dispone il sequestro del cantiere per sospette difformità delle opere realizzate rispetto al progetto presentato.

Con sentenza 3893/08 del 4.8.2008 il Consiglio di Stato si pronuncia contro il ricorso presentato dalla Regione avverso alla sentenza del TAR e conferma tutti i profili di illegittimità evidenziati.

Oggi i lavori del Parco, del Museo e della viabilità tra Via Cadello e Via S. Paolo sono fermi e producono danni che ammontano a svariati milioni di euro, mentre l’area continua a rimanere inaccessibile ed abbandonata.

La riqualificazione del quartiere di S. Elia e la realizzazione del museo Betile

Sul quartiere di S.Elia molto è stato detto in questi decenni. Troppo è stato detto e poco si è fatto.

Tra le diverse soluzioni progettuali per riqualificare il quartiere e dare maggiore organicità all’azione dell’Amministrazione comunale, al di là di quelle riguardanti l’edilizia economica e popolare in capo al Comune oggetto di interventi finanziati col programma “Contratto di Quartiere II” in corso di aggiudicazione, il Comune di Cagliari aveva posto in essere due diversi progetti:

  • in fase esecutiva, approvato con delibera del Consiglio Comunale n. 47 del 22.06.2005, il “progetto del Lungomare S. Elia e la riqualificazione del piazzale Lazzaretto” nell’ambito del succitato Contratto di Quartiere II
  • il “progetto planovolumetrico di assetto urbanistico e architettonico del lungomare di S.Elia” approvato dal Consiglio Comunale con delibera n. 43 del 29.03.2006 nel quale è prevista la realizzazione del porto pescatori, di una “piazza d’acqua” all’interno del complesso denominato “Anelli”, dei servizi connessi alla pesca, dei servizi generali di zona e del ponte pedonale sul canale Terramaini.

Nello stesso periodo, la Regione, con delibera 14/1 del 31.03.2005 predispone – su ripartizione delle risorse CIPE 2004 - uno studio di fattibilità per la realizzazione del Museo Regionale della cultura nuragica, fenicia e contemporanea (per un ammontare di 1.000.000 di euro) e per il risanamento e recupero del quartiere di S. Elia (800.000 euro).

Nell’agosto 2006, con la stipula del succitato Protocollo di Intesa, Regione e Comune tentano di unificare gli sforzi e assumono l’impegno, per la Regione, di predisporre la fattibilità degli interventi previsti dalla delibera del Consiglio Comunale 43/2006 relativi all’assetto architettonico ed urbanistico del lungomare S. Elia, a realizzare le infrastrutture di collegamento tra la viabilità esistente ed il porticciolo pescatori, a realizzare il percorso pedonale di collegamento tra il quartiere di S. Elia, il Forte di S. Ignazio e Calamosca, a realizzare il ponte pedonale sul canale di Terramaini e, infine, a realizzare il Museo Betile. Il Comune doveva invece variare gli strumenti urbanistici vigenti al fine di realizzare le opere, cedere alla regione l’area per la realizzazione del Betile e autorizzare la modifica del tracciato del collettore fognario che avrebbe consentito la realizzazione del Museo.

Nel novembre 2006 la Giunta comunale approva il progetto definitivo del Porticciolo Pescatori con la delibera n. 430/2006.

A questo punto, con la delibera 47/10 del 16.11.2006 la Regione stanzia 30.000.000 di euro per la riqualificazione strutturale e sociale del quartiere di S. Elia e dei complessi edilizi di proprietà di IACP (oggi AREA). Nella stessa delibera compare l’Office Metropolitan Architecture di Rotterdam di Rem Koolhaas che ha il compito di redigere il Master Plan che dovrà stare alla base si un successivo Accordo di Programma tra Regione e Comune. Tale Master Plan si sarebbe dovuto basare su uno studio di fattibilità del programma di riqualificazione che avrebbe dovuto consentire di sottoporre a verifica tecnica, economica, sociale, finanziaria, ambientale le ipotesi di intervento identificate, individuando le procedure per la sua attuazione. Tale studio, a carico di AREA con la collaborazione del Dipartimento di Architettura dell’Università di Cagliari e del Politecnico di Milano, non è stato mai presentato al Comune e, ovviamente, ha impedito la redazione del Master Plan che si è limitato ad uno step intermedio, denominato appunto “Concept Master Plan”, più volte presentato dagli stessi professionisti di OMA, in più interventi effettuati a Cagliari, come un documento generico che necessitava di input operativi e di scelte tecniche mai effettuate dalle competenti Amministrazioni. Tale documento, ai sensi della stessa delibera 47/10 non conteneva i presupposti necessari per definire le varianti urbanistiche al PUC.

Con la delibera 19/11 del 9.5.2007 la Giunta Regionale autorizza la realizzazione del Porticciolo pescatori, ma lega la sua realizzazione, tra le altre cose, al coordinamento con gli interventi di riqualificazione del quartiere in fase di predisposizione. Il porticciolo non è più un invariante per cui sono già stati reperiti i finanziamenti (di cui una parte si perderà al termine del 2007), ma diventa ostaggio della realizzazione dell’intero programma (Betile compreso!).

Nell’ottobre 2007 si riunisce il Comitato di Indirizzo degli interventi di riqualificazione strutturale e sociale di S. Elia composto dal Presidente della Giunta regionale, dal Sindaco di Cagliari, dall’Assessore regionale ai Lavori Pubblici, dall’Assessore all’Urbanistica del Comune e dal Presidente di AREA.

Da questo momento sino alla predisposizione dell’Accordo di Programma del marzo 2008 gli unici documenti tecnici sottoposti al vaglio dell’Amministrazione comunale sono il progetto preliminare del Museo Betile (oltre 50 allegati progettuali architettonici, diagrammi, dettagli, piante, prospetti e sezioni) e il Concept Maste Plan, documento unico di 111 pagine con una sola tabella esplicativa delle volumetrie orientativamente realizzabili. Si arriva alla valutazione dell’Accordo di Programma che prevede un finanziamento di 83.500.000 € (su oltre i 90.000.000 dichiarati nel conto economico del preliminare) per il Museo Betile e 45.000.000 € per la riqualificazione strutturale e sociale dell’intero quartiere di S. Elia.

Conclusioni

Uno studentato i cui lavori sarebbero iniziati quattro anni fa e che oggi sarebbe quasi concluso non si farà più. Ma nei cassetti c’è un progetto in più.

Un Parco Archeologico e ambientale che sarebbe aperto da oltre un anno è diventato un desolante (e cupo) campo abbandonato che produce danni ogni giorno che passa. Ma nei cassetti c’è ancora un altro progetto in più.

Il quartiere di Castello oggi sarebbe più accessibile e aperto ai cittadini e ai turisti, incentivato al recupero e alla fruizione. Ma, siccome nessun architetto straniero ha fatto il progetto, si dovranno fare analisi comparative di infinite soluzioni diverse da bloccare successivamente.

Il lungomare S. Elia potrebbe già oggi essere una passeggiata fruibile e attraente, potrebbe già dare respiro ad un quartiere isolato e sofferente, richiamare turisti e cagliaritani, sardi da ogni parte dell’isola, per un mare ed un paesaggio incomparabile degno di una grande città. I pescatori potrebbero avere il loro porto, creare economia dal mare e dalla pesca, dal commercio e dalla ristorazione, generare un volano virtuoso e una speranza di cambiamento. Ma tutto è fermo in attesa di un gigantesco museo mangiasoldi, faraonico emblema di volontà decadenti.

Lo sviluppo della città di Cagliari da chi è bloccato e perché?

Perché un progetto bloccato è un fallimento. Chi lo doveva realizzare e non lo ha fatto, ha fallito. Ecco la chiave di lettura dell’operato dell’Amministrazione regionale: portare al fallimento i progetti del Comune di Cagliari. Perché? Semplice: per realizzare i propri, quelli redatti da nomi altisonanti e parcelle milionarie. Da Rocha, Clement, Hadid, Koolhaas sono professionisti di indubbia fama internazionale. Ma il loro coinvolgimento “dirompente” posto in essere dalla Regione ha portato al blocco di tutti gli altri progetti in corso di realizzazione o in fase di finanziamento, ha fatto lievitare i costi delle opere previste, ha portato ad accumulare milioni di euro per i danni causati alle imprese che stavano eseguendo i lavori, ha fermato per anni la città. Con quali risultati? Nessuno, a parte i soli buttati e la tristezza per non avere realizzato nulla di concreto.

 Lo diciamo agli studenti della Sardegna, agli abitanti di S.Elia e a tutti i nostri concittadini: ciò che si stava facendo per loro è stato bloccato per favorire progetti di altri, ritenuti migliori da chi non aveva più titolo o tempo per parlare.

Per fare maggiore leva sull’opinione pubblica, gli stessi patetici amministratori regionali hanno parlato di oltre 1200 posti di lavoro persi per l’Accordo di Programma non ratificato. Ricordiamo soltanto che i posti di lavoro sono legati ai bandi internazionali per la realizzazione di opere di quegli importi, realizzazioni che, come abbiamo visto per i lavori per il G8 di La Maddalena, lasciano ai sardi solo le briciole.

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