Che aria tira tra una gaffe e l'altra, tra i festeggiamenti per lo zio ricco d'America (non si sa mai lasci un pezzo di eredità di voti), tra vittorie di tutti che tutti l'avevamo detto vinceva lui e noi con lui, tra antiamericani che sfilano a stelle e strisce e postfascisti che vestono “colored”? Questa democrazia globalizzata, in cui perfino chi non ha diritto di votare ha eletto il suo presidente, ci deve portare pure a qualche riflessione un po' più profonda delle dietrologie fatte di lampade UVA o telefonate mancate.
E forse è il caso di fermarsi e capire perchè tutti, ma proprio tutti, ci chiediamo oggi che cosa e come cambierà.
Se lo chiedono Hezbollah e Israele, la Cina e il Papa, Veltroni e Berlusconi, il bianco e il nero, i poveri come i ricchi, gli americani e i russi, io e voi.
Ecco cosa è successo, cosa sta succedendo: stiamo attendendo un cambiamento. Anzi, stiamo sperando in un cambiamento. Sperare in un cambiamento, ecco cosa sta caratterizzando questi giorni, cosa si attende oggi l'intero mondo. Ovviamente, non tutti voglio lo stesso tipo di cambiamento, non tutti andiamo nella stessa direzione. Eppure speriamo che le cose non rimangano così e crediamo che la stessa elezione di Obama possa rappresentare l'elemento catalizzatore di questo cambiamento. La risposta a yes we can è... MAGARI!!!
Ora, lo sappiamo che tra qualche mese, uno o due anni, gli sguardi non saranno più tutti in una direzione, ci saranno i delusi, gli scettici consolideranno il proprio scetticismo e si moltiplicheranno i profeti del senno del poi.
Ma oggi quello che conta è che riponiamo (chi più chi meno, chi palesemente e chi mai lo ammetterebbe) una nuova speranza in uno “sconosciuto” quarantasettenne afroamericano che potrebbe cambiare le carte in tavola.
Lo so che è troppo facile viaggiare sul parallelo sino alle nostre longitudini politiche e inoculare un po' di speranza di cambiamento anche alla nostra italica patria e, soprattutto, alla nostra terra di Sardegna. Eppure questa speranza già mi circola nelle vene, già mi agita e mi scalda. Pericolosissima per molti che altro non sperano che nulla cambi soprattutto per loro, per l'autoconservazione di un sistema in cui il cambiamento è la malattia. Senza capire che se non si cambia non si cresce e non ci si sviluppa, se non si sogna non si riesce a rigenerare le energie, se non si spera non c'è domani e l'oggi non diventerà mai ieri.