Sono nato nel 1965, il 2 di Ottobre. Cresciuto nel quartiere di Monte Mixi, quando ancora era quasi periferia, quando viale Diaz era ancora a due corsie e l’atriplex giganteggiava in quella che chiamavamo “la campagnetta”, prima ancora del decennale scavo di fondazione di quello che sarebbe diventato l’hotel Panorama e che per noi era il campetto in cui sfidare dopo interminabili partite “a dieci cambio campo e portiere volante” quelli di via Corsica che “scendevano” nei tardi pomeriggi estivi.
Diplomato all’Alberti, laureato in ingegneria, ho studiato quello che serve per fare una professione, ma credo di aver imparato molto di più. Intanto perché sono curioso, perché mi piace sapere le cose della vita, capire e immaginare, scegliere e stupirmi.
Sono inguaribilmente credente, intimamente appassionato dalla fede, fonte e motore di molte delle cose che faccio e del modo con cui le faccio. Sicuramente non ingenuamente credente. Una delle ragioni della fede la trovo nella gioventù e nel futuro. Un’altra nella storia dell’uomo. E un’altra, dentro di me. Oltre le cose che si leggono per imparare, ci sono quelle che servono a vedere: Agostino e Tommaso, Rahner, Kung, Ratzinger (non ancora Benedetto!!!), e Pierre Teilhard de Chardin. Ma per chi vuole sapere di più, su Google può cercare una primordiale pagina web digitando “Incontri di Promozione Giovanile”.
Figlio di Antonio e Pierina, da cui ho imparato a capire i valori e a fare le scelte, ho una sorella (Silvia). Ho sposato Laura (così incredibilmente solare e lunatica allo stesso tempo) perché tra quei valori e quelle scelte c’è la famiglia, in cui credo e che spero di poter impregnare del senso che ha per me.
Tra le cose che ho fatto, nel 1991 sono diventato giornalista pubblicista, ho insegnato a giovani che sono diventati geometri e poi, con una umanissima grande soddisfazione, nei corsi di obbligo formativo. Da ingegnere, si sa, si fanno tante cose. Si continua ad imparare e, nel mentre, si cresce. Ho avuto la possibilità di applicare la mia specializzazione in trasporti lavorando per la Regione Sardegna e collaborando alla realizzazione di progetti europei di cooperazione.
Ho respirato politica da sempre; figlio d’arte (così si dice?), vent’anni fa sono stato consigliere di circoscrizione e giovane democristiano, poi ho deciso di dare spazio a studi e professione. Solo due anni fa ho scelto di riprendere la politica attiva e sono stato eletto consigliere comunale nelle file del partito in cui sono anche dirigente provinciale (il logo non c’è per caso!).
Amo Cagliari, per ciò che è e ciò che potrebbe essere. Il mare è nel mio dna, così come il maestrale e i colori rossoblu. Da presidente della commissione urbanistica comunale ho un osservatorio privilegiato su cosa sta succedendo alla nostra città, nel bene e nel male, di come crescerà e si trasformerà e di quello che la fa meno bella e più sofferente di ciò che vorrebbe.
Mi piace pensare a un lungomare pieno di vita e colori, in cui passeggiare in estate e in inverno senza pensare di essere “fuori contesto”. Mi piace pensare a una città produttiva in cui ciò che non funziona è sempre meno, in cui la gente si riconosce e di cui va orgogliosa. Lo so, questo succede già, ma da buon murrungiatore casteddaio qualche volta guardo anche il bicchiere mezzo vuoto. Poetto, Monte Urpinu, Castello, la Marina, e ogni angolo che riesci a scoprire e riscoprire sempre nuovo, come piccoli cameo che non sapevi esistessero. Un porticato antico, un palazzo rimesso a nuovo, la gente per strada, luci delle case e dei negozi, della vita di tutti i giorni in questa nostra capitale di sardità e di mediterranea bellezza. La città migliore, la mia, per crescere figli e stare a guardare il mare che non ci isola più.
In questo pezzetto di quello che sono, c’è l’idea che tu mi possa capire…